HERNAN MOLINARI, IL BOMBER DELL'AMITERNINA DALL'ESTUDIANTESE ALL'AQUILA MISTER 100 GOL   

SCOPPITO - Una cosa è sicura: per Hernan Rodolfo Molinari, bomber argentino da oltre 100 gol in carriera in giro per l'Italia, il pallone è (quasi) tutto.

Nato e cresciuto a La Plata, sangue italiano nelle vene (bisnonno di Parma), Molinari è arrivato a Scoppito (L'Aquila) per indossare la maglia giallorossa dell'Amiternina dopo aver segnato gol a grappoli dalla Sardegna, all'Emilia-Romagna, alle Marche e al Lazio, prima di ritrovarsi al freddo delle montagne abruzzesi.

Classe '82, carriera giovanile nell'Estudiantes e poi un bivio: restare in Argentina, l'Argentina della crisi, dei soldi spariti dalle banche all'improvviso, dollaro e debiti, o puntare all'Italia.

Molinari, lei ha scelto la seconda opzione.

Sì. Avevo la possibilità di giocare nella serie B argentina ma all'epoca, nel 2003, la situazione nel mio Paese era molto difficile e restare in patria significava vivere nell'incertezza. Mio papà aveva perso il lavoro, la mia famiglia non se la passava bene e così ho scelto l'Italia, dove mi è stata offerta l'opportunità di giocare e di guadagnare qualche soldo.

Ci racconta i suoi inizi italiani?

A fine agosto del 2003 ero quasi senza squadra, avrei dovuto giocare vicino Rovigo ma qualcosa è andato storto. Si è presentata l'occasione con il Guispini, in Sardegna. Lì sono rimasto fino al 2006, tra un infortunio e l'altro, giocando anche con la Nuova Monreale. Poi Cattolica, Falco Acqualagna, Vis Velletri, Albalonga (27 gol l'anno scorso, vice-capocannoniere, ndr) e infine Scoppito.

Scelta 'strana', ma non troppo. Si ritiene soddisfatto?

Qualcuno mi aveva consigliato di non lasciare i campionati laziali, ma io volevo cambiare aria, ambiente, mettermi alla prova in un posto diverso. L'Amiternina è arrivata in estate durante un'amichevole contro il Valmontone. A loro serviva un attaccante, il procuratore ha fatto la proposta, parlando molto bene di Scoppito. Ora sono felice, ho trovato un gruppo eccezionale e un ambiente bellissimo. In pochi mesi ho fatto più cene qui che con tutte le altre squadre messe insieme negli anni passati.

La squadra com'è?

Ottima, ci sono giocatori importanti che giocano di prima, molto velocemente. Per la prima volta in carriera milito in una squadra con questa filosofia di calcio. Spero di continuare così.

L'impatto con il calcio abruzzese?

Non pensavo che nella vostra Eccellenza si giocasse così bene. Sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Lei, però, poteva fare una carriera diversa.

Nell'Estudiantes c'erano grandi giocatori come ad esempio Ernesto Farias, ex Palermo, quindi per me era più difficile trovare spazio. Uno deve prendere ciò che dà il Signore e, vedendo quello che è successo in Argentina, posso dire di aver scelto la via più giusta. Comunque, io gioco a calcio e vengo pagato per farlo, se mi lamentassi sarei un ignorante che non sa quello che dice. Quando mi dicono che sono sprecato in certe categorie, non ci penso. Il calcio per me è una passione che mi dà da mangiare, come posso lamentarmi? Quando vedo i ragazzini correre dietro a un pallone, vedo il vero significato del calcio, che è voglia di giocare, di vincere, è il calcio puro. Sentire parlare Ibra e Cassano che sono stanchi di giocare non mi fa piacere. Io me lo godo finché dura.

Come va con la gente abruzzese?

Mi avete ospitato benissimo, ma questa è l'Italia. Ci somigliamo molto, l'80 per cento degli argentini è di sangue italiano. Siamo "figli" vostri. Però qui a Scoppito fa un freddo...

Le manca molto l'Argentina?

Sono in Italia da quasi nove anni e solo adesso mi sembra più dura vivere lontano dal mio Paese, ma devo stringere i denti. Quando sono arrivato qui avevo vent'anni e non ero mai andato via di casa, ora mi accorgo che più passa il tempo, più mi manca l'Argentina. La mia fidanzata Valeria studia ancora, appena laureata vorrei che venisse qui, poi si vedrà. A dicembre la mia famiglia sarà a Scoppito, passeremo finalmente il Natale insieme. Stare lontano da papà Horacio, mamma Monica, mia sorella Maria Celeste, mio cognato Luis e dall piccolo Bautista, il mio nipotino di un anno, non è facile. Mi manca anche l'Estudiantes, la cosa che amo di più al mondo dopo i miei cari.

Un giocatore a cui si è ispirato?

Da ragazzino mi piaceva Bruno Marioni, non lo conoscete qui. Un altro attaccante da cui ho provato a prendere ispirazione è Hernan Crespo.  In Italia adoro Giampaolo Pazzini, uno che vede e sente la porta come pochi.

A chi somiglia in mezzo al campo?

Sono una punta esterna, calcio di destro e somiglio a Goran Pandev, ma solo per i capelli!

Qualche rimpianto in Italia?

Non aver vinto qualche campionato. Magari è la volta buona con l'Amiternina. Il campionato scorso con l'Albalonga mi è rimasto sullo stomaco. dovevamo vincere, poi sono successe cose che non dovevano succedere e lo spogliatoio non ha retto. Ora ci provo a Scoppito, abbiamo le carte in regola per stupire tutti.

Secondo lei, il calcio italiano è sceso di livello rispetto a qualche anno fa?

Credo che quello italiano sia ancora un campionato magico rispetto agli altri. In Spagna vincono solo Barcellona e Real, in Italia adesso è tutto più incerto e più tirato dopo anni di dominio dell'Inter. E la magia che c'è qui non c'è in altri campionati.

Domanda scontata. Dov'era la notte del terremoto del 2009?

A Roma. Ho sentito tutto, la terra ha tremato anche lì. La natura fa anche questi brutti scherzi, non possiamo farci nulla. Certo, fa male vedere un territorio ridotto così per colpa di un sisma. La stessa cosa vale per il Cile e per il Giappone.

Lei è ancora giovane, ma sta già pensando a quando smetterà di fare il calciatore?

Ho parlato con un procuratore che ho avuto nell'Estudiantes, c'è la possibilità di entrare in una società di procuratori molto seria. A maggio tornerò in Argentina per parlarne di persona. Vorrei anche aprire un ristorante a La Plata insieme a mio papà. Un sogno sarebbe poter fare entrambe le cose, vedrò come e quando occuparmene. Sarebbe bello, prima di smettere, provare a giocare in un'altra nazione, per confrontarmi con una cultura e una lingua diverse. Una nuova prova per poi tornare a casa mia. In Argentina.





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